Può una piccola comunità fare qualcosa su una problematica di questa portata?
Affidato da Giovanni Anello
Qualche numero per aprire il tema.
Secondo dati forniti dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), in Italia nel 2025 le nascite sono state 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024. Sull'altro piatto della bilancia misuriamo 652 mila decessi. In sostanza abbiamo perso 296 mila unità, peggiorando rispetto al 2024, quando la riduzione era pari a -283mila.
C'è un indicatore ancora più significativo: l'età mediana, che vale 49.1 anni. Mediana vuol dire semplicemente che il 50% degli italiani viaggia sotto questa soglia e il 50% sopra.
Tanto per farsi un'idea, alcune importanti nazioni africane presentano una mediana di 20 anni, e alcune anche 18.
Il subcontinente Indiano (un miliardo e mezzo di persone) si colloca a 29 anni, mentre la Cina (un miliardo e 400 milioni), anche a causa di scelte di autolimitazione delle nascite deliberate decenni orsono, ha una mediana di 40 anni, cosa che ora preoccupa le autorità.
Se non si verificheranno inattesi cambiamenti, nel 2050 (tra soli 24 anni) gli italiani saranno 55 milioni (attualmente sono 59), e nel 2100 -con tutti i se del caso - la stima parla di 35 milioni.
Per tirarci su il morale, l'attesa di vita media in Italia (comprende uomini e donne) si è alzata a 84 anni con aspettativa di "vita in buona salute" che è tra le migliori del mondo: 64 anni, prima di incontrare significativi problemi di salute, per l'esattezza 6^ posto in Europa. Si tratta quindi di 20 anni da gestire affrontando problemi più o meno gravi.
Qualcuno potrebbe ritenere che una riduzione della popolazione potrebbe non essere così male, che ci conceda più spazi in ambito lavorativo, più case, terra. Era un ruolo che un tempo svolgevano le carestie, le guerre e - soprattutto - le grandi epidemie.
Purtroppo un lenta e progressivo invecchiamento è qualcosa di diverso. Data l'attuale struttura dei sistemi di protezione sociale. I rischi riguardano la sostenibilità del sistema pensionistico in primo luogo e di quello socio-sanitario a seguire, che sono alimentati dalla quota di popolazione attiva.
Che se ne parli poco in sede politica è comprensibile, a nessuno piace dire che - in assenza di cambiamenti strutturali - staremo peggio: ma, purtroppo, i numeri hanno la testa dura.
Non ho competenze, né volontà, per affrontare il tema su scala generale, il mio proposito è più limitato e riguarda ciò che è realizzabile sul piano locale per contenere la tempesta che si intravede all'orizzonte, con l'intento di contenere, stabilizzare se non migliorare lo stato di benessere generale. In altra occasione proverò a specificare cosa intendo per benessere generale, che non coincide con il solo stato di salute.
Un diverso modo di dirlo: è solo una questione di ottenere più soldi, di legare la propria sorte a un protettore politico che, in cambio di consenso, raschi il fondo del barile per noi, permettendoci spostare piùà avanti la crisi?
Si tratta di un discorso lungo, impegnativo, che può prestarsi a malintesi e conflitti su questioni di principio, oltre che polemiche politiche che dobbiamo sforzarci di contenere e porre - almeno in fase di analisi - in secondo piano.
Queste righe vorrebbero avviare un confronto, verificare il grado di interesse, stimolare proposte, idee oltre che valutare il senso di questa iniziativa, al momento definita "Biblioteca", uno spazio che non vuole contrapporsi ai cosiddetti "social" e alla loro immediatezza, diffusione, alla lora capacità di connettere in modo immediato.
Qui gli scopi sono diversi, ma complementari: approfondimento, riflessione, conservazione - senza limiti di tempo, di scadenza - di elementi della nostra memoria collettiva. Mattiamo alla prova questo strumento su temi concreti; potremmo scopriremo che ha un ruolo, un senso, o che proprio non ne vale la pena. Può darsi che alcune persone si sentiranno più a loro agio a esprimersi in questo formato, in questa modalità lenta, dove non sono previste "richieste di amicizia" o pollici un sù. Vedremo.
In una fase successiva proverò ad avanzare qualche proposta concreta su questo argomento.
Posso assicurarvi che i margini per provare a migliorare la nostra vita, senza dover mettere mani al portafogli, evitando atteggiamenti recriminatori, evocando "diritti", mendicare contributi, ci sono. Anzi, ho maturato la convinzione che la dimensione della piccola comunità potrebbe realizzare cambiamenti nella nostra esistenza difficili da ottenere con interventi "esterni" alla stessa comunità. Per ora fermiamoci qui . Vi rigrazion per l'attenzione
Affidato il 29/09/2026 08:51