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Medicina Territoriale. Stato attuale e progetti su un'evoluzione possibile

Aperto da Giovanni Anello

Quando provammo a cambiare: l'UTAP del 2009

Affidato da Giovanni Anello

Parlando di sanità, capita spesso di ascoltare considerazioni sui tempi di attesa e sulla difficoltà di ottenere prestazioni, anche di primo livello. La conclusione più frequente è che occorrano maggiori risorse economiche. Certamente le risorse sono necessarie. Ma sono sufficienti? Non credo che la risposta sia così semplice. Vorrei provare ad affrontare questo argomento partendo da un'esperienza concreta, realizzata nel nostro territorio, anziché da un'analisi generale del sistema sanitario. Ho esercitato la medicina generale, sempre negli stessi luoghi, dai primi anni Ottanta fino al 2025. Le considerazioni che proporrò riguarderanno soprattutto questa esperienza professionale. Non pretendono di rappresentare una soluzione complessiva ai problemi della sanità. Questi interventi troveranno posto nella Biblioteca, uno spazio di documentazione e confronto le cui finalità sono illustrate nella pagina [Perché Biblioteca]. L'estate del 2009 Nell'estate del 2009, a Carmignano di Brenta, venne inaugurata una nuova organizzazione della medicina generale: l'UTAP, Unità Territoriale di Assistenza Primaria. Vi aderirono tutti i quattordici medici di medicina generale operanti nei comuni di Carmignano, Gazzo, Grantorto e San Pietro in Gu, per una popolazione di quasi diciannovemila persone. L'obiettivo era superare alcuni limiti dell'organizzazione tradizionale, nella quale ciascun medico operava prevalentemente nel proprio ambulatorio, con i propri assistiti e il proprio archivio clinico. La nuova struttura prevedeva una sede centrale a Carmignano, dove alcuni medici trasferirono stabilmente il proprio studio. Gli altri mantenevano gli ambulatori nei rispettivi paesi, ma partecipavano anche a turni aggiuntivi nella sede centrale. L'intento era assicurare una copertura del servizio di medicina generale di dodici ore al giorno, coordinando gli orari senza rinunciare alla presenza dei medici nei diversi comuni. Era previsto anche un servizio il sabato mattina, con la presenza di due medici e personale infermieristico. L'adesione comportava un impegno organizzativo e professionale aggiuntivo, per il quale l'Azienda sanitaria riconosceva uno specifico compenso. Non soltanto orari più lunghi Una delle innovazioni più significative riguardava la possibilità, previo consenso e con precisi controlli sugli accessi, di consultare le informazioni cliniche di un assistito anche quando il suo medico abituale non era presente. Questa possibilità era estesa alla Guardia Medica, oggi generalmente indicata come servizio di Continuità Assistenziale, che interveniva nelle ore notturne e nei giorni festivi. Nel 2009 non esisteva ancora il Fascicolo Sanitario Elettronico come lo conosciamo oggi. Un medico chiamato ad assistere una persona che non conosceva disponeva spesso di informazioni molto limitate sulla sua storia clinica. Con l'UTAP diventava possibile, nel rispetto delle condizioni previste, consultare la cartella dell'assistito e lasciare traccia dell'intervento effettuato. Il medico abituale poteva così ritrovare, al mattino, le informazioni relative a una visita, una prescrizione o un altro intervento compiuto durante la sua assenza, senza dover attendere che fosse il paziente a riferirglielo. Era un cambiamento importante: non soltanto più ore di assistenza, ma una maggiore continuità delle informazioni fra professionisti diversi. Non si trattava, dunque, soltanto di riunire più medici sotto uno stesso tetto. Si cercava di costruire una forma diversa di collaborazione, mantenendo nel contempo la presenza degli ambulatori nei diversi paesi. Che cosa ne arrivò agli assistiti? L'UTAP prevedeva strumenti e modalità organizzative che, almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto migliorare l'accessibilità e la continuità dell'assistenza. Ma quanto di questo progetto divenne un beneficio realmente percepibile dalla popolazione? Quali possibilità furono utilizzate e quali rimasero poco conosciute? Proverò a ricostruirlo nei prossimi interventi, distinguendo ciò che era previsto, ciò che fu effettivamente realizzato e ciò che arrivò agli assistiti. Sarebbe utile raccogliere anche i ricordi e le osservazioni di chi visse quell'esperienza, come paziente o come operatore sanitario. Potrebbero aiutarci a ricostruirla con maggiore completezza.

Affidato il 12/10/2026 10:31